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Seminario Pubbliche Amministrazioni – dalla 4° Conferenza IBIMI

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Il Seminario Pubbliche Amministrazioni, tenutosi nel pomeriggio del 31 Marzo u.s., è stato coordinato da Franco Coin.

L’introduzione ha visto l’intervento di Lorenzo Nissim, vicepresidente di Ibimi/BuildingSMART Italia che ha ribadito la centralità nel dibattito non solo professionale ma anche politico e sociale che la digitalizzazione della PA ha assunto in questo momento, discussione caratterizzata da una parte dalla consapevolezza della urgenza e dall’altra da preoccupazioni sulla complessità che questa transizione sta introducendo.

Il primo relatore è stato Massimo Druetto, segretario generale di ANTEL e professionista tecnico nel Comune di Torino, che ha presentato il protocollo d’intesa sottoscritto con IBIMI identificando linee guida ed obiettivi comuni. L’incontro di ANTEL con IBIMI è nato a seguito della formazione nel 2020 di una commissione BIM in ANTEL ed alla conseguente apertura di un dibattito con gli attori attivi sull’argomento. A comprova del focus di ANTEL sul tema, il relatore ha annunciato che il prossimo congresso nazionale sarà incentrato su responsabilità della categoria e BIM, indicando come i due argomenti viaggino di pari passo perché entrambi parte essenziale della transizione digitale degli enti locali. Ha poi evidenziato che l’instaurarsi del rapporto di collaborazione tra ANTEL e IBIMI favorisca anche una valenza internazionale, ANTEL in quanto rappresentante di IFME (Federazione Internazionale di Ingegneria Municipale).

Riguardo gli obiettivi del protocollo, ha ribadito la missione di ANTEL nel promuovere la centralità della figura giuridica e professionale del tecnico nella transizione digitale, segnalando che il protocollo si focalizza sulla necessità di produrre e comunicare linee guide per tecnici comunali su Open BIM.  Immediatamente collegata è la volontà di promuovere, anche tramite i professionisti tecnici pubblici, il BIM nella P.A.. Per fare ciò però le due associazioni cercheranno di sviluppare convenzioni con enti pubblici, coinvolgendo quindi anche il lato politico della PA, ad esempio sviluppando assieme una proposta del BIM che risulti una vantaggiosa leva economica per gli Enti Pubblici.

Per spiegare lo spessore di questi obiettivi e delle attività previste nel protocollo per raggiungerli, Druetto ha riportato una breve analisi della maturità BIM nella P.A., affermando “L’OpenBIM nella P.A. non partirà con il piede giusto se non ci sarà rinnovamento radicale della stessa” ed ha quindi segnalato le principali situazioni critiche in essere dovute a

  • Scarsa comunicazione tra gli enti
  • età media elevata del personale
  • Scarsità o assenza di formazione su BIM ed altri aspetti digitali in generale
  • Scarsa propensione al digitale della classe dirigente della PA, che vede spesso il BIM solo come rallentamento del processo attuale
  • Scarsità, ma soprattutto errori strutturali, di investimenti nel digitale in genere e in quelli mirati al BIM in particolare
  • Presenza di molti piccoli comuni con scarse risorse disponibili (e non sempre propensi a consorziarsi)

Per esemplificare, ha ripreso termini come interoperabilità indicandone la valenza effettiva solo se la tecnologia è coerente all’interno di un’organizzazione. Ha invece ricordato come il rafforzamento del digitale nella P.A. sia tropo spesso interpretato come digitalizzazione della modulistica, e che l’assenza di una visione corretta è dimostrata dal fatto che nei molti discorsi della politica sul tema ancor oggi NON si sente quasi mai parlare di BIM.

Dal punto di vista delle risorse professionali, ha ribadito la necessita di aumentare le capacità del comparto che ANTEL rappresenta, supportando e formando i tecnici esistenti e di pari passo integrando gli Uffici Tecnici con assunzioni di giovani “nativi” digitali, ma armonizzando i due processi. In tale ottica, haa suggerito di dar vita ad una contrattazione separata per i professionisti tecnici, focalizzata sulle regole e i processi di acquisizione di competenze. Solo in tal modo gli investimenti sia di formazione che di integrazione degli uffici saranno mirati sulle esigenze ma soprattutto sugli obiettivi di reale digitalizzazione via OpenBIM, contrapponendosi alla scarsità di momenti formativi spesso con valenza generale e non specificatamente tecnici.

Druetto ha individuato, infine, altri fattori abilitanti la transizione al BIM, cioè

  • La collaborazione piena Pubblico/Privato, e il superamento di eventuali attriti con le organizzazioni professionali
  • Il ruolo di ANCI, che dovrebbe essere un fondamentale supporto
  • L’intensificazione degli scambi culturali (come questa Conferenza) sul BIM
  • La necessità di collegare forme sanzionatorie relative all’obbligo di inserire BIM nella PA
  • La formazione continua sul tema, con l’istituzione di crediti formativi peculiari
  • L’attuazione del Fascicolo del Fabbricato collegandolo al BIM

Concludendo, Druetto ha focalizzato nuovamente l’essenzialità di disporre di linee guida BIM di ANTEL/IBIMI, che sarebbero una bussola per i Tecnici Pubblici in un passaggio che non potrà essere netto ma che proprio per questo deve procedere sempre in direzione corretta.

Nel secondo e terzo intervento, l’Ing. Giada Malacarne, del Fraunhofer Italia Research, e l’ing. Simone Gambarotto, dell’ Ufficio Edilizia Sanitaria della Provincia Autonoma di Bolzano, hanno presentato un caso di successo di uso di OpenBIM nel processo autorizzativo di un importante intervento di edilizia sociosanitaria nella provincia autonoma di Bolzano.

L’ing. Malacarne ha affrontato il tema degli iter autorizzativi, e di come debbano essere strutturati e sviluppati i modelli BIM da progettisti/personale esterno alla pubblica amministrazione per creare un ambiente di condivisone di dati, formati aperti e chiari flussi di lavoro.

Ha quindi presentato il modello di flusso che è stato applicato al caso allo studio, entrando nei particolari di alcuni passaggi chiave. Ha stigmatizzato poi i punti essenziali della strategia di applicazione e i requisiti necessari per una corretta ingegnerizzazione dell’organizzazione basata su OpenBIM per l’approvazione edilizia.

L’ing. Simone Gambarotto, ha proseguito presentando l’esempio concreto di applicazione di OpenBIM in edilizia pubblica, nel centro cure palliative di Tesimo [BZ]. La motivazione che ha condotto l’amministrazione ad approcciare la sfida è stata

  • Anticipare e fare esperienza su quanto sarà a breve futuro soddisfacimento di obblighi di legge
  • Confrontarsi con un progetto complesso caratterizzato da molteplici tecnologie e discipline interconnesse
  • Catalizzare l’uso di nuove tecnologie per la sinergia tra Amministrazione, professionisti e imprese
  • Redigere un CAPITOLATO INFORMATIVO per i prossimi progetti

Tra gli elementi di innovazione digitale più importante che hanno caratterizzato il progetto, l’ing. Gambarotto ha individuato

  • L’adeguamento degli strumenti che ha previsto
    • Un dettagliato e mirato piano di formazione digitale che oltre a dare competenza ha permesso di creare consenso nel personale
    • La disponibilità di nuovi strumenti hardware e software, ora disponibili per le prossime esperienze
    • Un atto organizzativo formale, che rende la gestione BIM un elemento operativo dell’attività dell’amministrazione
  • Lo sviluppo di un modello 3D, che ha reso molto più efficace ed effettiva la comunicazione sul progetto tra i professionisti ma anche a livelli non tecnici.
  • La BIM Validation, ovvero operare su strumenti digitali di
    • Controllo della correttezza del modello 3D e del contenuto informativo
    • Coerenza del modello con il pGI
  • Il controllo del rispetto delle normative: code checking digitale di
    • Normativa sui centri di degenza per malati cronici (Decreto del Presidente della Giunta Provinciale n°19/1992)
    • Requisiti strutturali per l’accreditamento delle strutture sanitarie (Decreti Assessorili 217/23.0 2012 e 176/23.0 2013)
    • Normativa sulle barriere architettoniche (Decreto del Presidente della Provincia n°54/2009)
  • La messa in opera della piattaforma di condivisione dati (Common Data Environment – CDE)
    • Ovvero una Piattaforma Building in Cloud implementata e messa a disposizione da Fraunhofer Italia sulla base delle esigenze concordate con l’Amministrazione

Dal punto di vista organizzativo ed amministrativo, i benefici ricavati dal progetto riguardano soprattutto la Redazione del Piano di Gestione Informativa (pGI), cioè del documento redatto in collaborazione con l’istituto di ricerca Fraunhofer Italia allo scopo di conciliare le esigenze dell’Amministrazione con i requisiti offerti dal progettista architettonico dell’opera.

L’Ing. Gambarotto ha proseguito con la valutazione complessiva indicando che

  1. Il modello 3D si è rivelato uno strumento efficace per presentare tridimensionalmente il progetto e per estrarre le informazioni
  2. La piattaforma CDE utilizzata costituisce un utile strumento per la condivisione delle informazioni sia tra i progettisti e l’Amministrazione che tra i diversi uffici dell’Amministrazione coinvolti in via preliminare nell’iter autorizzativo dell’opera
  3. È stato possibile controllare la congruenza del progetto e verificare alcune prescrizioni normative, ma non è stato possibile effettuare il controllo delle interferenze
  4. Tramite l’esperienza del progetto pilota e la collaborazione con i progettisti è stato possibile redigere il Piano di Gestione Informativa relativo alla prima fase progettuale; tali contenuti fungeranno da base per la redazione del CAPITOLATO INFORMATIVO

Ha quindi concluso segnalando i prossimi passi in programma

  1. Verrà potenziato il contenuto informativo ed il dettaglio grafico del modello 3D in modo da fornire al pubblico una rappresentazione maggiormente realistica dell’opera
  2. Gestire gli iter autorizzativi per la pratica antincendio ed urbanistica avvalendosi della piattaforma di condivisione dati fin qui testata (definizione dei workflow)
  3. Controllo approfondito del progetto e dei modelli
  4. Rappresentazione grafica delle fasi lavorative: BIM4D
  5. Computo metrico estimativo in via sperimentale e confronto con la modalità di calcolo tradizionale (BIM5D)
  6. Il Piano di Gestione Informativa relativo alla seconda fase progettuale ha posto le basi per l’avvio della progettazione definitiva

Nel successivo intervento, l’ing. Vittoria Ciotta, dell’Università’ Federico II di Napoli, ha illustrato il progetto Structural E-permit, (Str.E.Pe) premiato nel 2019 con l’ International buildingSMART Award, il cui risultato operativo è stato l’applicazione di openBIM per la definizione di una procedura di e-permit finalizzata all’acquisizione dell’Autorizzazione Sismica.

Il progetto è stato ispirato da un primo studio di UniNa che ha condotto una analisi a livello nazionale sulla disponibilità di portali telematici specifici per l’Autorizzazione Sismica nelle 20 regioni d’Italia, che ha evidenziato la presenza di portali nel 40% dei casi ma pressoché totalmente orientati alla sola fase di dematerializzazione delle procedure di consegna ed archiviazione di documenti in formato PDF e spesso prevedendo però una concomitante consegna del materiale cartaceo.

Partendo da queste considerazioni il progetto StrEPe si è concentrato sulla struttura del dataset necessario per la gestione del processo autorizzativo antisismico, ed ha utilizzato il data-set per valutare la possibilità di integrare nuovi contenuti nel modello IFC delle strutture in modo da avere DATI STRUTTURATI per supportare attività di code checking automatico e/o semiautomatico.

Una prima evidenza emersa in questa fase è l’assenza di un repository adeguato nel file IFC dei RISULTATI del calcolo strutturale svolto con altri software. Il processo è poi stato simulato a livello procedurale nella piattaforma digitale gestita dal genio Civile di Avellino per il comune Montemarano, sviluppata dalla ditta ACCA software.

L’ing Ciotta ha quindi indicato i vantaggi legati all’adozione di un processo digitale che implementa standard OpenBIM (IFC,ICDD,BCF), cioè:

  • Nessuna stampa della documentazione
  • Maggiore completezza e leggibilità dei dati e della documentazione sottoposta: l’integrazione di dati e documenti al modello BIM in formato IFC della struttura permette una maggiore leggibilità e l’individuazione molto più rapida ed assistita di eventuali criticità
  • Possibilità di sfruttare le informazioni presenti nel modello BIM della struttura in formato IFC integrato con le P-set per fare un code checking AUTOMATICO preliminare
  • Possibilità di scambiare le comunicazioni e i chiarimenti tra richiedente ed Ente su aspetti del calcolo utili all’approvazione o all’integrazione in maniera collaborativa a partire dal modello e direttamente sulla piattaforma

Le lesson learned invece riguardano

  • Necessità di operare una standardizzazione degli information requirements (MVD, standard Property sets e LOIN)
  • Necessità di collaborazione tra PA, esperti del settore delle costruzioni, ingegneri informatici e avvocati
  • La richiesta del titolo abilitativo apre anche al discorso della interoperabilità tra piattaforme territoriali

In ottica di standardizzazione, UniNa sta attualmente lavorando alla definizione di Propertysets standard per integrare il maggior numero di informazioni nel formato IFC a partire dal data-set UniNa.

Le informazioni integrate potranno essere utilizzate per implementare ulteriori regole di controllo automatico per accertare la compliance del progetto alla norma.

Franco Coin, PM in DBA Group Spa, ha quindi parlato del ruolo e della situazione internazionale di openBIM nel processo regolatorio. In qualità di membro dello Steering Comittee della Regulatory Room di BuildingSmart International ha introdotto il ruolo della struttura come referente a livello globale per la gestione del e-permitting, e quindi osservatore privilegiato dell’evoluzione del rapporto tra istituzioni e industria edilizia sul tema della evoluzione digitale della regulatory.

Analizzando i megatrends del mercato digitale per il Digi-Gov (governo digitale) ha segnalato il momento di espansione geometrica delle Reg-Tech (tecnologie a supporto della regulatory) che presentano un outlook di crescita di quasi il 600% nei prossimi 5 anni (da 6 a 33 MLD $)

A conferma del fermento globale del settore, ha presentato i recentissimi risultati di un’indagine in 38 paesi della Regulatory Room sulla percezione globale di BIM nel processo regolatorio.

Dalla survey emerge che Istituzioni e industria edilizia convergono su una percezione sostanzialmente positiva sulla applicazione del digitale nel permitting edilizio, e che ormai il tema è in agenda nella maggior parte dei paesi, quasi sempre utilizzando OpenBIM come standard di riferimento. Le maggiori perplessità emerse sono la complessità organizzativa della transizione ed una certa resistenza negli strati direttivi delle organizzazioni alla transizione digitale.

Sono stati poi riportati alcuni dei molti alcuni casi di successo attivi nel mondo, e non solo in Europa. In particolare, i progetti di piattaforma Nazionale sviluppati in Finlandia e in Gran Bretagna.

Alla fine sono stati presentati i progetti in corso nell’ambito di BuildingSMART sul tema OpenBIM e E-permitting, ovvero

  • Il progetto RIR (Regulatory Information Requirements) dalla Regulatory Room International, che si propone di adeguare lo standard dei dati IFC per gestire a livello globale le evidenze, i dati e gli elementi procedurali della attività di e-permitting
  • Il progetto italiano RiDiPE (Rilascio Digitale Permessi Edilizi), collegato al precedente e condotto dalla Regulatory Room di BuildingSMART Italia per la mappatura della situazione italiana, la comunicazione dei temi nelle istituzioni nazionali e lo sviluppo di proposte o commenti a supporto del RIR generati dalla situazione nazionale

Ha concluso il seminario l’intervento del Dr. Alessandro Selam, Direttore generale di ANORC, che ha fornito gli elementi normativi/giuridici necessari per la diffusione dello standard openBIM, soffermandosi sul valore probatorio del documento informatico.

Dopo aver confermato che anche a livello nazionale e governativo fin dal 2017 i piani nazionali spingono fortemente nella direzione del “digital first”, ha indicato le opportunità che le più recenti tecnologie, come la catena di blocchi (blockchain) introducono nella realizzazione in effettivo di quanto pianificato.

Il Dr Selam quindi ha proseguito con una disamina del quadro normativo attuale e, basandosi su quanto prescritto dal Codice dell’amministrazione digitale – Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82, è giunto ad identificare le peculiarità richieste dal documento BIM per assumere valore probatorio, identificando la criticità, ma anche le opportunità che propongono le caratteristiche di metadatazione procedimento con il quale sono assegnati dati descrittivi ai dati che gestisco in un sistema attraverso un linguaggio standard, non proprietario, intelligibile a tutti i sistemi informatici (interoperabile) e non soggetto a obsolescenza dei documenti digitali così gestiti.

La registrazione completa è disponibile QUI.