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I costi della non interoperabilità nel settore edile

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Il rapporto del NIST  “Cost Analysis of Inadequate Interoperability in the US Capital Facilities Industry”, del  2004 analizza I costi derivanti dalla non interoperabilità

Al fine di valutare questo costo lo studio fa riferimento alle tre seguenti categorie di costo:

  • I costi di prevenzione cioè quei costi che vengono sostenuti per evitare che si verifichino dei problemi di interoperabilità.
  • I costi di mitigazione cioè quelli che vengono sostenuti per correggere dei problemi dopo che sono insorti.
  • I costi imputabili a ritardi che sono la conseguenza dei problemi di interoperabilità sui programmi e le consegne.

Tali costi sono riassunti nella seguente tabella.

Centri di costo Costi di prevenzione Costi di mitigazione Costi dovuti a ritardi e/o mancati guadagni
Progettazione N° ore per sviluppare soluzioni ad hoc N° ore per risolvere problemi di armonizzazione Tempo non utilizzato per fare altro di più produttivo
Amministrazione N° ore perse per duplicare le informazioni N° ore perse per verificare le informazioni originali Gestione dei reclami della clientela per i ritardi
Esperti IT N° ore trascorse a sviluppare programmi o messa  a punto traduttori N° ore  trascorse per trovare soluzioni alternative e per il data entry Tempo che poteva essere utilizzato per produrre altri servizi
Manutenzione N° ore dedicate a rintracciare i dati originali per gestire le richieste di manutenzione N° ore necessarie per introdurre le informazioni nel CAX  originale e / o verificare la correttezza del come costruito rispetto al come progettato Tempo che poteva essere utilizzato per seguire altre attività
Hardware/Software Numero ridondante di licenze Numero di licenze x costo licenza di nuovo SW / HW per superare problemi di interoperabilità Tempo sprecato per la formazione di persone per utilizzare il nuovo SW / HW
Esperti esterni N° ore necessarie per sviluppare i traduttori tra i diversi sistemi N° ore necessarie  per sviluppare soluzioni alternative Costi che potevano essere utilizzati per seguire altre attività

 

Questi studi hanno stimato che i costi della non-interoperabilità nel settore edile Americano erano di circa 14 miliardi di dollari l’anno. I due terzi di questi sono sostenuti dai proprietari prevalentemente per problemi dovuti alla manutenzione e al funzionamento della struttura non “pensata”  in modo integrato durante la progettazione. Oltre ai costi quantificati, le persone intervistate hanno segnalato la presenza di ulteriori costi dovuti a inefficienze significative ed opportunità perse associate a problemi che esulavano dall’ambito dell’analisi. Quindi i costi stimati da questo studio sono conservativi.

Il Regno Unito, che ha già adottato l’uso del BIM,  ritiene che, attraverso il BIM, possa ridurre i costi del 33% e i tempi di realizzazione del 50%, anche le emissioni potrebbero ridurre del 50% grazie ad una progettazione “green”. La conseguenza di ciò, secondo le loro previsioni, è di migliorare l’esportazione dell’industria edilizia inglese del 50%.

Queste cifre, anche considerandole in modo molto conservativo, portano a vedere uno scenario in cui tra un gruppo di imprese che lavora in modo integrato utilizzando BIM per scambiarsi dei dati coerenti con quelli reali e un gruppo di imprese che opera in modo tradizionale, la prima lavora almeno un giorno in meno a settimana!! E considerando i costi della mano d’opera è facile fare un po’ di conti.

Per l’introduzione di BIM nell’industria edile c’è bisogno, però, di cambiare il modo di lavorare aprendo ad una collaborazione totale ed integrata tra tutti coloro che lavorano nella filiera edile, dai produttori di materie prime e componenti, ai progettisti, ai costruttori, agli impiantisti, agli ingegneri energetici e a quelli ambientali. Ognuno deve essere in grado di ricevere e fornire l’informazione corretta, al momento giusto e secondo un formato aperto che tutti possono leggere indipendentemente dal software che sta utilizzando. La tecnologia è già disponiible da anni e in molti paesi del nord Europa, ma anche negli USA, in Asia e negli emirati arabi stanno lavorando in tal senso ma l’Italia sembra essere ancora lontana. Quando si parla di BIM in Italia sono due le domande che vengono fatte: la prima è: ma sono obbligato ad utilizzare il BIM? la seconda è: ma cosa devo comprare?

Mentre le cose giuste da chiedere sarebbero? Con chi posso avere necessità di scambiare dei dati in modo coerente? Di cosa io ho bisogno da loro e di cosa hanno bisogno loro da me? …la conseguenza sarebbe una funzione di import ed export di dati dal software che già uso. Nel caso stia ancora utilizzando un sistema statico e non integrabile … allora dovrei pensare all’acquisto di un software che abbia tale funzioni.

Quindi l’uso del BIM in Italia passa attraverso una nuova cultura che deve far sentire tutti gli operatori coinvolti come parte di un’unica comunità di apprendimento, con collaborazioni aperte che offriranno a tutti più opportunità … se non altro perché si recupererebbe un giorno di lavoro in più a settimana …che non è poco!!

Scarica il report originale cliccando qui