Home Blog Perché il Bulding Information Modelling è diventato di moda?

Perché il Bulding Information Modelling è diventato di moda?

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direttiva europea BIM

Inizialmente Best Practice delle imprese più innovative, poi richiesto da grandi committenti ed infine imposto dal governo centrale di importanti paesi (vedi Singapore e UK). Probabilmente è stata proprio la forte presa di posizione Britannica a favorire la scelta della Commissione Europea e a suggerire a tutti gli stati membri l’uso del BIM.

Il 28 marzo 2014 viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità economica Europea la direttiva 2014/24/CE sugli appalti pubblici. La direttiva abroga la precedente direttiva in materia, la 2004/18/CE. Questa, leggiamo nella parte introduttiva, è un po’ come applicare la strategia Europa 2020 “Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” alla spesa pubblica. In breve, la comunità europea chiede agli stati membri di legiferare affinché le nuove procedure che regolano la spesa pubblica favoriscano:  un aumento di efficienza, anche tramite un uso maggiore di procedure elettroniche, una spesa per soluzioni che considerano gli aspetti ambientali, sociali ed economici di lungo periodo e un maggior coinvolgimento di tutti gli stakeholder, in particolare delle PMI.

In particolare l’articolo 22 della suddetta direttiva fa specifico riferimento al tema di nostro interesse, il BIM. Procederò per “approssimazioni” di traduzione. Partendo dalla traduzione inglese possiamo convincerci che parliamo di Building Information Modelling, mentre nella versione italiana la traduzione è infelice.

Art 22 comma 4 in Europa:

For public works contracts and design contests, Member States may require the use of specific electronic tools, such as of BUILDING INFORMATION electronic MODELLING tools or similar.

Per i tedeschi: “Gebaudedatentenmodellierung”

Per i francesi: “Modelisation des donnees du batiment”

Art 22 comma 4 per noi italiani:

Per gli appalti pubblici di lavori e di concorsi di progettazione, gli Stati membri possono richiedere l’uso di strumenti elettronici specifici, quali GLI STRUMENTI DI SIMULAZIONE ELETTRONICA PER LE INFORMAZIONI EDILIZIE o strumenti analoghi.

…insomma ci siamo capiti.

Il comma 4 è ormai famoso tra gli addetti ai lavori, in particolare viene strumentalizzato a fini di marketing dalle software house per vendere i loro prodotti “BIM”. Un po’ meno famoso è il comma 7 dello stesso articolo, andiamo a leggerlo:

Art 22 comma 7

Per garantire l’interoperabilità dei formati tecnici nonché degli standard di elaborazione dei dati e di messaggistica, in particolare in un contesto transfrontaliero, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti (…) per stabilire l’uso obbligatorio di tali standard tecnici specifici, in particolare per quanto riguarda l’uso della presentazione per  via elettronica, di cataloghi elettronici e le modalità di autenticazione elettronica.

In particolare, parlando di cataloghi elettronici, il primo esempio che mi viene in mente sono le librerie di oggetti parametriche su cui il BIM si fonda. Esiste uno standard già di uso comune, l’ IFC (Industrian Fundation Classes).

Molto interessante sul tema interoperabilità è il progetto Europeo INSPIRE (Infrastructure for Spatial Inforamtion in the European Community). Nel video potete vedere di cosa si tratta.

In un prossimo articolo vedremo che la direttiva ha dato lo stimolo a noi Italiani per rimettere mano a tutta la normativa sugli appalti pubblici, si sta discutendo una legge delega e il BIM non è assente.