Home Blog Il mercato è partito: le imprese si adeguino o saranno scavalcate

Il mercato è partito: le imprese si adeguino o saranno scavalcate

Parla la Fondatrice dell'Institute for Bim Italy (IBIMI)

728
0

Per Anna Moreno, so­cio fondatore nonché presidente dell’Ibimi, l’associazione per l'”open” Bim battezzata poco più di un anno fa, la rivoluzione Bim nel nostro Paese non sarà una passeggiata:

«La stragrande maggioranza delle imprese edili italiane è di piccola dimensione e non de­dica il tempo dovuto alla for­mazione continua se non per l’obbligatorietà di legge. Dunque sono in pochi ad es­sere preparati per l’innovazio­ne».

Operare in Bim significa rivoluzionare il proprio modo di lavorare, imparare a condi­videre il proprio lavoro con altri professionisti, perché «nel Bim o si vince tutti o si perde tutti», dice.

Moreno, quali sono i punti forti e quelli deboli delle nostre imprese?

Le nostre imprese hanno una capacità di muoversi tra mille difficoltà ed essere molto creative, ma soprattut­to hanno competenze sui la­vori di riqualificazione del patrimonio culturale che po­trebbe permetterci di diventa­re un punto di riferimento in­ternazionale. Per contro c’è una scarsa propensione a la­vorare con una visione inte­grata mentre lavorare in Bim significa progettare, ad esem­pio, tenendo conto della ma­nutenzione ordinaria e straor­dinaria dell’edificio, costruire tenendo conto dell’impatto dei materiali e degli impianti che si intende utilizzare, si­gnifica insomma lavorare per un bene comune e non per i soli propri interessi economi­ci.

Quali rischi possono pa­lesarsi a seguito delle nuove regole introdotte dal codice degli appalti?

Purtroppo in Italia si accet­tano nuove regole solo quan­do sono obbligatorie e nel momento che lo diventano si cerca di bypassarle o di chiedere delle deroghe per­ché non si è pronti. Ci sono già stati una trenti­na di appalti pubblici nei quali è stato richie­sto il Bim per cui, se non ci si adegua, si ri­schia di vedere gli ap­palti vinti da aziende del nord Europa. Ecco per­ché bisogna formarsi se­riamente, da subito, in modo da essere pronti per operare in Bim an­che se l’obbligo comin­cerà per le grandi opere con grossi investimenti e poi negli anni si esten­derà a qualsiasi opera pubblica.

Come si fa a ricono­scere un professionista del Bim?

In tutti i paesi dove il Bim si è già sviluppato da diversi anni, si parla di diverse figure, tra queste in primis il Bim manager o l’information manager, poi il Bim co­ordinator, il Bim model­ler, il Bim expert. Non esiste una sola profes­sionalità così come un corso che vada bene per tutti. Ma nella stazione appaltante deve esserci un professionista in gra­do di interpretare i re­quisiti del committente per tradurli in requisiti d’interoperabilità tra i diversi modelli che i professionisti dovranno proporre, sviluppare e implementare durante il ciclo di vita dell’edifi­cio.

Cosa suggerirebbe alle pubbliche ammini­strazioni?

Suggerirei di formarsi o di individuare un sog­getto terzo che gli possa garantire che effettiva­mente il progetto e/o manufatto che gli viene consegnato sia stato rea­lizzato seguendo le re­gole dell’openBim. Non basta avere un progetto 3D digitalizzato, biso­gna che il progetto sia disponibile in un forma­to indipendente dal sof­tware che l’ha generato e che pertanto possa esse­re letto, nelle sue parti essenziali, da qualsiasi altro software presente o futuro. È importante che la pubblica amministra­zione possa intervenire sul manufatto senza do­ver ogni volta ripagare la progettazione e possa rendere disponibile il modello Bim per tutti i futuri lavori di manuten­zione ordinaria e straor­dinaria. 

Come Ibimi cosa sta­te facendo?

Con i nostri professio­nisti del Bim stiamo la­vorando alla definizione di una prassi di riferi­mento per le diverse fi­gure in ambito Bim. Il prossimo passo sarà di chiedere il riconosci­mento di tali figure, cre­are elenchi di professio­nisti dell’openBim. Ab­biamo inoltre presentato un progetto, con Enea, Cnr, Regione Lazio, il comune di Castellamma­re, e due comuni del La­zio, per introdurre il Bim nella riqualificazio­ne energetica di edifici storici pubblici. E pro­posto percorsi di forma­zione per geometri, in­gegneri e architetti a va­lere sui fondi della re­gione Lazio.

download pdf