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Strategia chiara e condivisa: cos’è questo triangolo?

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United Kindom, 31 maggio 2011, parte ufficialmente la strategia industriale governativa per il comparto edilizio che ha come obbiettivo quello della riduzione dei costi durante tutto il ciclo di vita di un immoblie (programmazione, progettazione, costruzione, manutenzione, demolizione) e la riduzione delle emissioni di CO2 derivanti dal patrimonio immbiliare.

I passi da compiere sono spiegati in maniera molto chiara: l’intera industria dovrà gradualmente passare ad un processo collaborativo basato su modelli 3D parametrici (cioè una metodologia Building Information Modeling). In oltre leggendo i documenti ufficiali, si capisce chiaramente che l’Inghilterra sa che la loro forte presa di posizione farà improvvisamente muovere le industrie edilizie dell’intero globo in direzione BIM. Nella strategie UK, traspare l’intenzione di voler essere coloro che insegneranno agli altri come fare il BIM. E’ facile ritrovarsi a leggere frasi come “l’UK diventerà esportatore di standard e servizi BIM in tutto il mondo” ecc.

Oggi siamo alla fine del 2015 e sembra che almeno in parte la loro strategia stia già portando i risultati attesi. A livello internazionale la ISO sta discutendo un nuovo standard di procedimento BIM, che sostanzialmente ripropone lo standard inglese PAS 1192, identica cosa sta facendo l’UNI qui in Italia. IFC è già lo standard di scambio dati del BIM.

Ma ora guardiamo un pò più dall’alto alla strategia inglese, la così detta “road map” BIM. Già famoso è il grafico a forma di triangolo (figura in alto), questo rappresenta i passi che l’industria a livello aggregato deve compiere per arrivare a operare in OpenBIM. La striscia rossa rappresenta la prima milestone fissata al 2016.

Descriviamo i 4 passaggi, o più comunemente chimati “livelli”:

BIM Livello 0

Nella sua forma più semplice, livello 0 significa che non esiste collaborazione tra gli stakeholder, vengono utilizzate sole tavole CAD 2D e le informazioni vengono scambiate su supporti cartacei.

BIM Livello 1

—Utilizzo di CAD 3D per il progetto architetonico in fase di sviluppo concettuale mentre CAD —2D per i documenti utili per approvazioni legali e per passare il progetto al cantiere. —La condivisione elettronica dei dati avviene in un ambiente comune di memorizzazione, spesso gestito dal contraente dell’opera. —Non c’è collaborazione tra le diverse discipline, ciascuna pubblica e manutiene i propri dati.

BIM Livello 2 (milestone 2016)

—Caratterizzato dal lavoro collaborativo. —Tutte le parti usano modelli CAD 3D. —Non necessariamente lavorano su un unico modello condiviso ma almeno in modelli federati. —Ogni partner, deve essere capace di esportare in uno dei formati di file più comuni quali ad esempio IFC (Industry Foundation Class) o COBie (Construction Operations Building Information Exchange).

BIM Livello 3 (il sacro Graal)

—Rappresenta la piena collaborazione tra tutte le discipline attraverso un unico e condiviso modello di progetto memorizzato in un archivio centralizzato. —Questo è l’Open BIM.

A questa fase, problemi quali il copyright e la divisione dei rischi dovranno essere risolti, il primo probabilmente per mezzo dell’impiego di contratti e permessi di accesso per creare/leggere/scrivere, e il secondo con percorsi di appalti a rischio condiviso tra i diversi partner.